mercoledì 24 marzo 2021

COME MICHELANGELO HA DIPINTO IL GIUDIZIO UNIVERSALE

Quale tecnica ha utilizzato Michelangelo Buonarroti nel dipingere lo splendido affresco del Giudizio Universale? Affrontiamo in questo articolo la genesi, i colori e la tecnica che utilizzò Michelangelo per realizzare il capolavoro alla Sistina.



COME MICHELANGELO HA DIPINTO IL GIUDIZIO UNIVERSALE Blog Artistah24.it
Giudizio Universale - particolare con San Bartolomeo
dove si ravvisa, nella pelle del santo, un autoritratto di Michelangelo.


COME NASCE IL GIUDIZIO UNIVERSALE

Il Giudizio Universale, nell'ambito degli affreschi dipinti da Michelangelo nella Cappella Sistina, è situato sulla parete retrostante l'altare. Si tratta di una collocazione voluta da Papa Clemente VII (Giulio de' Medici 1523-1534), committente dell'opera, il quale diversamente dalla consueta collocazione riservata a questo tema, che generalmente era sulla facciata degli edifici sacri, o sulla contro-faccia, la volle espressamente ubicata in quella posizione.

Michelangelo, realizzò questo secondo intervento all'interno della Cappella Sistina (dopo i grandiosi affreschi realizzati in precedenza sulla volta) negli anni che vanno dal 1533 e il 1541; e venne portato a termine, dopo una lunga e travagliata fase preparatoria, sotto il pontificato di Papa Paolo III (Alessandro Farnese 1534-1549) successore di Clemente VII.

Per realizzare l'affresco, Michelangelo dovette intervenire drasticamente sulla parete prescelta, arrivando anche a sacrificare da un lato la decorazione risalente al tempo di Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484) il cui nome è legato alla Cappella; e dall'altro lato tre affreschi del Perugino.

Per realizzare il Giudizio Universale, Michelangelo chiese innanzitutto che venisse realizzata una fodera di mattoni, che fornì all'artista una base molto diversa dal tufo della volta della Sistina. 

A questo proposito abbiamo una testimonianza del Vasari, che scrive:

"Fece dunque Michelagnolo fare, che non vi era prima, una scarpa di mattoni, ben murati e scelti e ben cotti, alla facciata di detta cappella, e volse che pendesse dalla sommità di sopra un mezzo braccio, perché né polvere né altra bruttura si potesse fermare sopra."

Il Vasari afferma che l'inclinazione voluta da Michelangelo fosse per motivi di conservazione dell'affresco, ma studi sull'opera dell'artista fanno piuttosto supporre che si sia trattato di una strategia legata a ragioni di natura ottica.


IL COMPENSO A MICHELANGELO PER IL SUO LAVORO


Diversamente dalla volta della Sistina, di cui non si hanno molte informazioni, se non indirettamente tramite lettere scritte dallo stesso Michelangelo, per il Giudizio Universale abbiamo invece documentati numerosi pagamenti.

Il motivo per cui abbiamo moltissime informazioni "contabili" circa il compenso corrisposto a Michelangelo per il Giudizio Universale, rispetto alla volta della Cappella Sistina, è dovuto al fatto che, diversamente da quanto accaduto per la volta, nel caso del Giudizio Universale, le spese furono a carico del Pontefice, e quindi gestite e contabilizzate dal commissario alle fabbriche pontificie.

La corresponsione dei compensi dovuti a Michelangelo per il suo lavoro, si protrassero dal 16 aprile 1535 fino all'aprile del 1536. I pagamenti dei colori iniziarono invece il 18 maggio del 1536 e proseguirono sino ai successivi lavori che Michelangelo intraprese, presso la Cappella Paolina, subito dopo aver affrescato il Giudizio Universale.



LA TECNICA CHE MICHELANGELO UTILIZZA NEL GIUDIZIO UNIVERSALE


Come sulla volta della Cappella Sistina, allo strato dell'arriccio segue l'intonaco, ma non il cosiddetto "intonachino" (un intonaco finissimo che contiene della polvere di marmo) sostituito da Michelangelo, con una stesura di colore bianco o biancastro, mentre il cielo risulta spesso preparato con una leggera velatura di ocra rossa, molto chiara e leggera, che a volte appare rosata.

Entrando nello specifico tecnico, gli spessori delle basi su cui Michelangelo dipinge in affresco sono:

  • Spessore dell'arriccio (cioè l' intonaco grezzo che contiene sabbia piuttosto grossolana) è di circa 7 millimetri; esso formerà una base su cui "agganciare" il successivo intonaco o intonachino.
  • Spessore dell'intonaco finale circa 4 millimetri.
  • Nella parte alta delle lunette, lo spessore è inferiore in quanto manca l'arriccio.
  • La malta è composta da pozzolana e calce nella proporzione di tre a uno.
  • Nelle zone delle figure viene a volte utilizzata la polvere di marmo evidentemente per ottenere una superficie più liscia e compatta, che presenta anche caratteristiche di maggior chiarezza.
  • In ogni caso, gli intonaci utilizzati da Michelangelo sono sempre molto lavorati e compatti (in gergo "stretti").

La tecnica che Michelangelo utilizza è quella del "buon fresco" anche se il procedimento pittorico risulta diverso, sia nella preparazione della base ad intonaco, che abbiamo più sopra descritto, che nell'utilizzo del "secco" in fase operativa.

Il colore a olio viene utilizzato solo nella parte bassa dei demoni per ottenere certe tonalità metalliche di verde e di azzurro, impossibili da ottenere sia in "affresco" che a tempera.

Per quanto riguarda la stesura del colore e della pennellata, nel Giudizio Universale, mancano quasi del tutto i colori trasparenti, le pennellate liquide e le velature; che sono invece sostituite nella stragrande maggioranza dei casi, da impasti cromatici molto ricchi, stesi con veloci pennellate materiche.

In luogo dell'utilizzo, nelle zone di luce e di ombra delle figure, di preparazioni diverse in terra verde, terra d'ombra o verdaccio; Michelangelo preferisce utilizzare la sola terra d'ombra, modellandola successivamente con i soli mezzi toni e le luci.


CORREZIONI E PENTIMENTI DI MICHELANGELO NEL DIPINGERE L'AFFRESCO 


Nell'affresco del Giudizio Universale, molte (e di notevole estensione) sono le correzioni, i ritocchi a secco e le aggiunte, a volte realizzate anche a molte giornate di distanza dalla pittura effettuata a fresco (cioè sull'intonaco non ancora asciutto).

Tutti questi interventi vengono eseguiti da Michelangelo raschiando quasi sempre il colore, ma senza mai raschiare l'intonaco, come invece fece sulla volta della Sistina in occasione del precedente ciclo di affreschi.

Questi "pentimenti" riguardano spostamenti, ampliamenti e riduzioni (a volte anche consistenti) di parti delle figure, oppure in altri casi, per modificare o aggiungere punti luce.

Un altro tipo di correzione che Michelangelo apporta nell'esecuzione del Giudizio Universale, riguarda la variazione del disegno delle figure durante il passaggio dal cartone (cioè la "carta grande" su cui viene disegnato il soggetto, spesso composto da più pezzi di carta uniti fra loro) e l'intonaco fresco su cui poi il maestro andrà a dipingere.

Gli esperti, che hanno studiato a fondo l'esecuzione dell'affresco da parte di Michelangelo, hanno infatti notato che l'attacco della giornata di lavoro precedente, ha una posizione diversa da quella poi assunta dall'immagine dipinta, segno che vi fu una modifica in corso d'opera decisa nel momento di iniziare a lavorare su muro, rispetto al progetto disegnato sul cartone preparatorio.

A differenza di ciò che accadde negli affreschi della volta, dove le correzioni furono esclusivamente indirizzate a modificare le proporzioni di un singolo dettaglio, ad esempio per modificarne il volume; nel Giudizio Universale le modifiche apportate da Michelangelo sono determinate da motivi legati alla dinamica delle figure e alla prospettiva, andando a rettificare il movimento dei corpi.


GLI INTERVENTI "A SECCO" ESEGUITI DA MICHELANGELO



Per quanto riguarda gli interventi "a secco" che Michelangelo pone in essere a giornate di distanza dal lavoro in affresco, è presumibile che ce ne fossero di numerose, poi andate perdute in seguito alle puliture del passato. Esse avevano lo scopo di rendere meno evidenti i salti di tono che oggi si avvertono in superfici ampie come ad esempio nel cielo, oppure in alcuni punti dove le giornate di lavoro non erano contigue, ma separate da una distanza di esecuzione, a volte anche di mesi.

Questi interventi a secco andarono perduti, a volte per un effetto di strappo prodotto dalla contrazione delle colle, e altre volte per le eccessive spolverature, che con il passare del tempo hanno rimosso il colore.

Proprio il colore, che per il fatto di essere sovrapposto a secco, non è stato assorbito ed inglobato dall'intonachino, come tipicamente avviene nella procedura della pittura in affresco, non ha permesso che, asciugando successivamente, diventasse parte integrante dell'intonaco del muro. 

A secco vennero dipinte nella parte alta, le sagome bruno-rossastre appartenenti ad una serie di figure aggiunte in secondo piano, molto spesso eseguite in giornate di lavoro differenti. Queste figure non facevano evidentemente parte del cartone iniziale, sul quale Michelangelo disegnò solo le figure principali, ma si rivelarono poi essenziali all'interno della struttura compositiva, andando ad integrare e conferendo all'insieme una maggiore profondità.

Esse furono quindi realizzate, solo dopo che Michelangelo dipinse le figure principali previste dal cartone preparatorio, e vennero eseguite con una tecnica estremamente rapida ed essenziale; schizzata al punto da ottenere quel peculiare effetto di sfocatura tipico della pittura di Michelangelo, già osservata nella realizzazione della volta della Cappella Sistina.

La tecnica che Michelangelo utilizza nello schizzare queste figure è davvero molto sintetica ed è eseguita mediante l'impiego di una scala, una pertica e una semplice spugna.


Approfondisci con l'articolo: La tecnica pittorica di Michelangelo


Ti potrebbe interessare anche l'articolo su Come fare un disegno a schizzo 



IL CARTONE DELL'AFFRESCO


Il cartone, disegnato da Michelangelo per la realizzazione dell'affresco del Giudizio Universale, riguardò le figure principali della composizione, preceduto da piccoli schizzi compositivi, e molto probabilmente, così come accadde per la volta della Cappella Sistina, da studi grafici eseguiti sull'arriccio.

Nella parte alta dell'affresco, il disegno del cartone venne trasferito sul muro con il metodo dello spolvero, che consiste nel bucherellare tutto il disegno preparatorio per poi successivamente, mediante un tampone intriso nel pigmento nero polverizzato, ottenere il trasferimento del disegno sul muro, attraverso i forellini effettuati lungo tutto il contorno del soggetto.

Nella parte bassa della composizione invece, eseguita nella fase finale del lavoro, il metodo di trasposizione cambia, e come per le ultime storie dipinte sulla volta, Michelangelo utilizzò il metodo di incisione diretta.


Approfondisci la pittura su muro contemporanea con l'articolo: 

Parliamo di Graffiti e Street Art



I COLORI UTILIZZATI DA MICHELANGELO


Per quanto riguarda la tavolozza di colori che Michelangelo utilizza nel Giudizio Universale, essa presenta alcune varianti rispetto a quella impiegata sulla volta della Cappella Sistina. Alcuni colori quali il giallo di Marte, il bruno, l'arancio di piombo e il nero d'avorio, non vengono più utilizzati. 

Tra gli azzurri scompare lo smalto e lo smaltino, che vengono completamente sostituiti dal blu lapislazzuli, e da piccoli quantitativi di azzurrite (approfondisci la conoscenza dei colori utilizzati all'epoca di Michelangelo attraverso gli articoli dedicati al libro dell'arte di Cennino Cennini : vedi IL BLU LAPISLAZZULI E AZZURRITE)

Compaiono sulla tavolozza di Michelangelo la lacca rossa, il giallorino e l'orpimento, pigmenti utilizzati prevalentemente a secco e poco (o mai) in affresco (vedi i consigli e le spiegazioni sulla composizione e sull'utilizzo di questi colori ne Il libro dell'arte di Cennino Cennini, in merito al ROSSO e al GIALLO)

Per il resto, i pigmenti utilizzati da Michelangelo sono gli stessi già utilizzati dall'artista nel dipingere la volta: i bianchi sono costituiti dal bianco San Giovanni (leggi IL BIANCO, IL NERO E L'ORO), i gialli e i rossi sono prevalentemente delle ocre (approfondisci lo studio di questi particolari pigmenti: IL VERDE LE TERRE E LE OCRE COLORATE).

Tra i bruni compaiono la terra d'ombra e la terra di Siena bruciata; i neri sono invece costituiti dal nero vite e i verdi dalla terra verde, mentre, limitatamente alla veste della Santa Caterina, dipinta però non da Michelangelo ma da Daniele di Volterra, viene utilizzato il verde Malachite.

L'utilizzo dei pigmenti citati, documentano l'accresciuta capacità ed esperienza di Michelangelo con le tecniche pittoriche, molto probabilmente dovuta anche alla frequentazione con un altro grande pittore Sebastiano del Piombo, con il quale però non correva sempre "buon sangue" tant'è che esiste testimonianza di un diverbio intervenuto proprio in occasione della realizzazione del Giudizio Universale e narrato dal Vasari:

Sebastiano aveva persuaso 

"il Papa che la facesse fare a Michelagnolo a olio, là dove esso non voleva farla se non a fresco. Non dicendo dunque Michelangnolo né si né no e acconciandosi la faccia a modo di frà Sebastiano, si stette così Michelagnolo senza metter mano all'opera alcuni mesi; ma essendo pur sollecitato, egli finalmente disse che non voleva farla se non a fresco, e che il colorire a olio era arte da donna e da persone agiate, et infingarde, come frà Sebastiano; e così gettata in terra l'incrostatura fatta con ordine del frate, e fatto arricciare ogni cosa in modo da poter lavorare a fresco, Michelagnolo mise mano all'opera."



Potrebbe interessarti anche: Leonardo da Vinci Il Trattato della Pittura

Oppure: Dipingere con i colori preparati da sè


***

Bibliografia

ART DOSSIER - Michelangelo Il Giudizio Universale F. Mancinelli, G. Colalucci, N. Gabrielli - GIUNTI Ed. spa

Nessun commento:

Posta un commento

Se ti è piaciuto questo articolo ti chiedo la cortesia di condividerlo :-)

CALCOLARE LA SEZIONE AUREA IN PITTURA

Come si determina la sezione aurea di un dipinto? Vediamo in modo semplice quale è il metodo per applicare la regola aurea in pittura. Schem...