sabato 1 maggio 2021

PARLIAMO DI GRAFFITI, STREET ART E WRITERS

Cosa si intende per Street Art? Questo termine che è ormai diventato molto popolare nell'arte contemporanea, è traducibile in italiano col sinonimo di "arte di strada" oppure  semplicemente con il termine di "graffiti". 

Nel contemporaneo è divenuta una pratica accettata anche da galleristi e dal mercato dell'arte, al punto che molte opere di Street Art raggiungono quotazioni elevatissime.

Chi sono dunque i fantomatici street artists che dipingono sui muri delle nostre città? quali di loro sono i più famosi e quotati?  e quali possono essere considerati veri artisti, al punto che per le loro opere si è parlato di una versione urbana e a cielo aperto della Cappella Sistina?


PARLIAMO DI STREET ART - GRAFFITI E STREET ARTISTS - BLOG ARTISTAH24

Un graffito di street art fotografato su un muro di Milano in zona Piazza Piemonte - Marghera



I GRAFFITI SONO ARTE O VANDALISMO?


IL "WRITING"


Sul finire degli anni 70, a New York, i giovani delle periferie cominciarono a scrivere i loro nomi (o più spesso il loro pseudonimo o nick-name) sui muri della città, sui mezzi pubblici, sui treni o nelle stazioni, dando vita così al cosiddetto writing, progenitore diretto della attuale Street Art.

Naturalmente, per il modo in cui veniva messo in pratica, si trattava di un fenomeno giovanile considerato illegale e come tale contrastato  dalle forze dell'ordine.

Questi graffiti o writing, cioè quelle firme arabescate definite in gergo "tags", venivano eseguite inizialmente con un pennarello indelebile a punta molto grossa, successivamente sostituito o integrato dalle bombolette spray, che divennero poi l'emblema stesso di questa pratica.

I cosiddetti "graffiti" il cui termine fu utilizzato in prima battuta dai mass-media, fu poi soppiantato dal più peculiare "writing" che si riferisce in maniera più specifica a quelle parole o nomi, scritti ovunque su muri e altri oggetti di arredo urbano.

I termini graffiti o writing, furono di fatto utilizzati indistintamente, sino a quando le scritte sui muri furono superate da iconografie più complesse, più elaborate e di maggior spessore artistico, facendo evolvere in tal modo il graffitismo nella attuale Street Art.

IL "BOMBING"


Scopo dei writers americani degli esordi, è il cosiddetto "bombing" cioè letteralmente l'intenzione di voler bombardare con le proprie firme, ogni luogo cittadino e qualunque superficie, meglio se ben in vista o semovente (come nel caso dei treni) in modo tale che la propria "esistenza" sia documentata e visibile a tutti.

Un altro aspetto peculiare di questi writers è inoltre la collocazione dei loro graffiti, nel posto più difficile ed azzardato possibile, in modo da suscitare invidia e ammirazione negli altri writers, con i quali viene ingaggiata una vera e propria gara a chi ottiene più visibilità e stupore da parte del pubblico.

In questa primissima fase della Street Art non esistevano ancora i social network ( o perlomeno non erano ancora largamente diffusi come oggi) pertanto la visibilità era particolarmente legata "all'analogico" del reale; cioè alla visione fisica della scritta da parte di un ipotetico pubblico passante, che doveva essere catturato, stupito o magari indispettito, da quel segno sul muro.

Naturalmente il writing della prima ora non era certamente evoluto, come può invece essere la Street Art di oggi, che a volte raggiunge livelli di eccellenza e di notevole valore artistico.

Le scritte nere, sovrapposte e caotiche di quei primi writers e di alcuni attualmente attivi nelle nostre città, sfiorano più, a mio parere, il vandalismo che l'arte

Il loro significato e scopo primario è quello di testimoniare la propria presenza sul territorio, il proprio passaggio per quel luogo e/o la propria "esistenza", senza mirare in alcun modo a trasmettere bellezza artistica o pensiero di alcun tipo. 

In altri casi invece, laddove il writing assume una connotazione più ricercata ed evoluta, mediante lo studio del segno, esso diviene per effetto di una accurata ricerca formale, un lettering più ambizioso ed interessante.


THE FAITH OF GRAFFITI - IL GRAFFITISMO IN VIDEO


Nel 1971 il fenomeno del writing diviene dirompente. 

Il writer Taki 183, il cui nome o pseudonimo trae origine dalla strada newyorkese  di riferimento, che nello specifico si trattava della 183ma Street; si guadagnò un articolo sul New York Times divenendo molto noto; parimenti altri writers quali Julio 204, Che 159, Cay 161, Lee 163,  ottennero anch'essi una grande notorietà sia tra il pubblico che tra le forze dell'ordine, impegnate nel contrasto di tale attività illegale.

Naturalmente questo contrasto è parte integrante del "gioco" legato al writing, che di illegalità contestazione e visibilità si nutre e trae il suo significato.

"The faith of graffiti" fu la prima indagine ufficiale, con testi di Norman Mailer e fotografie documentali di Jon Naar, pubblicata nel 1974 sul New York Times.

Fu con questo scritto accompagnato dall' eccezionale documentazione fotografica, che si indagò la nascita del writing a New York, a partire dal 1969.  

Risalgono invece al 1983 il documentario Style Wars di Tony Silver, e il film dedicato alle gesta del writer newyorkese Zoro, di Charlie Ahearn.




L'ARTE SU MURO NELLA STORIA DELL'UOMO



La pratica di scrivere il proprio nome su un muro è molto antica. 

Le carceri di tantissimi castelli medievali testimoniano sulle le loro mura, attraverso incisioni,  disegni e soprattutto con una infinità di nomi scritti dai carcerati, il segno del loro doloroso e sofferto passaggio per quei luoghi.

Nel 1845 il famoso illustratore di epoca romantica Grandville, a chiusura del suo racconto intitolato Muro bianco, carta del folle (contenuto in Cent proverbes - Parigi - Fournier) si autoritrasse nell'atto di scrivere il proprio nome su un muro già pieno di altre scritte.

La storia della scritta murale affonda le sue radici nella notte dei tempi.

Nasce praticamente con l'uomo, che sin dal neolitico sentì la necessità di esprimersi attraverso graffiti, disegni ed incisioni rupestri che avevano come soggetto la raffigurazione di animali o scene di caccia, così come attraverso la pratica di lasciare le impronte della propria mano sul muro precorrendo in tal modo l'odierno stencil,  opere che tutt'oggi si possono ammirare presso le grotte di Altamira in Spagna, .

Procedendo cronologicamente attraverso la storia dell'uomo, un altro significativo capitolo dell'uso artistico della pittura murale è rappresentato dagli affreschi medioevali, spesso dipinti anche a secco (come avviene nell'odierna Street Art e nei graffiti), addirittura giungendo ad inserire oggetti tridimensionali inglobati nell'immagine dipinta, ottenendo in tal modo un effetto illusionistico più reale (come troviamo, ad esempio, nel dipinto murale di Pisanello "San Giorgio e la principessa" dove sono stati inseriti dall'artista alcune sottili lamine metalliche per riprodurre più fedelmente l'armatura dei personaggi raffigurati). 

Ebbene, questa stessa soluzione è a volte presente nelle opere di Street Art dei nostri giorni.

Proseguendo in epoca rinascimentale troviamo grandi artisti quali Michelangelo, Leonardo o Raffaello, che dipinsero affreschi in muro di elevatissima qualità artistica, spesso finalizzata a rappresentazioni religiose;  giungiamo poi,  più recentemente nel Messico post-rivoluzionario e nell'Italia fascista, in cui numerosi sono gli esempi di come l'opera su muro, a volte di grandi dimensioni, dovesse essere vissuta dal popolo come patrimonio collettivo, e  di come fosse attuata con finalità educative e di propaganda politica.

Negli anni '70 del 1900 abbiamo una nuova ondata di dipinti murali a scopo didattico-politico nel Cile di Allende, mentre nel 1973, in seguito al golpe di Pinochet, i murales realizzati dai giovani di Unidad Popular, vennero distrutti e molti dei loro autori torturati e assassinati.

In Italia, in risposta a questi massacri e in solidarietà con i creatori dei graffiti barbaramente trucidati, ricordiamo i murales della Brigada Pablo Neruda e della Brigada Luis Corvàlan, alcuni dei quali recentemente restaurati per il loro alto valore storico-artistico.



LO "SLANG" DEI GRAFFITTARI


Come abbiamo visto, non è una novità il fatto di disegnare o scrivere il proprio nome su un muro, ma lo è invece, alla fine degli anni sessanta del 900 il movimento giovanile che porta avanti questa pratica in modo sistematico, a volte radunandosi in bande dette crews.

Parallelamente a questo nasce uno slang specifico che i writers utilizzano per definire le proprie azioni, e i segni grafici da loro creati, che risultano in costante evoluzione.

Per fare due esempi di definizione in slang delle lettere utilizzate per il lettering su muro, possiamo citare quelle scritte particolarmente arrotondate provenienti dal Bronx, che nel l'ambiente dei writers vengono definite "bubble letters", mentre le lettere che al contrario si presentano fortemente squadrate ed unite le une alle altre da una barra, sono indicate col termine di "bar letters".



PARLIAMO DI STREET ART - GRAFFITI E STREET ARTISTS - BLOG ARTISTAH24PARLIAMO DI STREET ART - GRAFFITI E STREET ARTISTS - BLOG ARTISTAH24



DAL WRITING ALLA STREET ART



Rispetto al writing, nella Street Art mutano i riferimenti culturali, mutano le tecniche e muta lo stile. Muta anche un altro aspetto sostanziale: il rapporto tra illegale e legale.

Vengono ridefiniti, dagli street artists, i canoni relativi alle dimensioni e al concetto di unicità dell'opera. Cambia inoltre, la percezione del lavoro dello street artist da parte dell'arte ufficiale e da parte anche del passate, che in molti casi non considera più l'intervento sul muro come un atto vandalico.

La nascita della Street Art non è stata solo determinata dai grafiti su muro da parte dei graffitari o dei writers, ma anche da altre culture più marginali quali quella degli skaters, oppure le pratiche neo-situazioniste del "subvertising" o dei "culture jammers". Altri esempi possono essere riferiti a gruppi come quello legato alla rivista canadese "Adbusters" che per mezzo di interventi urbani, mettono in atto una specie di guerriglia contro il potere iconografico delle multinazionali.

Pure il mondo dei tatuaggi ha un ruolo nella nascita della Street Art, come quello dei centri sociali, che rivestono di pitture e di graffiti le case e i luoghi che vanno ad occupare investendoli in tal modo della loro forte identità, oppure il cyberpunk, l'universo dei rave, della cultura hip-hop, e del fumetto underground.

Il progenitore indiscusso è però il graffito e il writing al punto che la Street Art viene anche indicata con il termine di post-graffitismo

Nonostante questo molti writers guardano alla Street Art con sospetto e nota critica, contestandole il suo carattere variegato in virtù delle manifestazioni eterogenee di cui è composta, e sia per soluzioni tecniche adottate dagli street artists, ed infine per i suoi rapporti con la legalità e con il mercato dell'arte.

La Street Art con la sua nascita ha in qualche modo inglobato, fatto evolvere e cannibalizzato il graffito e il writing, ma non è riuscita a superarlo del tutto, tant'è che molti writers internazionali, fedeli alla "aerosol culture" cioè all'utilizzo puro della bomboletta spray,  sopravvivono e portano avanti con orgoglio questa pratica murale.

La Street Art, dal canto suo, include la cultura "alta" e quella "bassa" : cioè la grande opera murale eseguita con maestria assoluta e dietro commissione, come la bomboletta spray su muro, realizzata al limite dell'illegalità.



LE TECNICHE DI STREET ART 



La parola Street Art raggruppa diverse tecniche di realizzazione, ognuna delle quali, funzionale all'ottenimento di un determinato risultato artistico; alcune di esse hanno prevalentemente la caratteristica della velocità di esecuzione oppure della facile riproducibilità da parte del suo autore, altre ancora hanno invece la dimensione come elemento peculiare, altre ancora la difficoltà tecnica. 

Tutte le tecniche di Street Art sono però accomunate da un unico intento: la visibilità del messaggio e la notorietà del suo autore.


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Pittura stradale su oggetto urbano - quartiere Dergano Milano



Vediamo ora nel dettaglio quali sono le tecniche più utilizzate nella Street Art:


Lo Stencil


La pratica dello stencil deriva dal più antico "pochoir" che prevede l'uso di mascherine sagomate per replicare velocemente con il colore le immagini e utilizzato largamente negli anni della contestazione per diffondere slogan e simboli di lotta, è oggi una delle tecniche più utilizzate nel mondo della Street Art.

Questa tecnica presenta alcuni vantaggi, che sono sicuramente riconducibili alla velocità di esecuzione (requisito essenziale, soprattutto quanto lo street artist opera al limite della legalità in aree proibite) e la possibilità di riprodurre svariate volte lo stesso soggetto, in vari punti della città, diffondendo in tal modo il proprio segno, realizzando inoltre opere sempre diverse.

La tecnica dello stencil consiste:

  • nel ritagliare con forbici, cutter o seghetto da traforo,  un supporto di cartone, plastica o in legno compensato flessibile e leggero su cui si era precedentemente disegnato il soggetto. 
  • Il ritaglio deve avvenire "in negativo", cioè occorre togliere gli spazi che si vorrà trasferire su muro attraverso la vernice. Ciò che togliamo dalla sagoma disegnata, sarà ciò che verrà trasferito e dipinto su muro.
  • Una volta completato il ritaglio della sagoma dell'immagine che si vuole ottenere attraverso lo stencil, sarà sufficiente appoggiare il supporto sul muro (o fissarlo con del nastro adesivo) e spruzzare la vernice negli spazi vuoti.
  • Rimuovere infine il supporto con la sagoma 


Il Poster


Un'altra tecnica a basso costo che presenta la caratteristica della ripetizione e molto utilizzata dagli street artists è quella del poster.

La tecnica del poster è figlia della lunga tradizione sia commerciale che politica, e consiste

  • nel preparare preventivamente i poster, disegnandoli a mano o mediante elaborazione a computer attraverso programmi quali Photoshop o Illustrator.
  • successivamente il soggetto viene riprodotto svariate volte attraverso fotocopie o plottaggi,  che verranno poi attaccati con la colla sui muri prescelti, anch'essi adocchiati dallo street artists a volte con anticipo, in modo da poter pensare il poster appositamente per quel luogo, altre volte attaccando su muri individuati velocemente con lo scopo di "tappezzare" la città il più possibile e in più punti differenti.



Lo Sticker



Il terzo medium che predilige la ripetizione veloce con la moltiplicazione della stessa immagine, è l'adesivo in inglese lo sticker.

Questa tecnica per alcuni street artists rappresenta semplicemente un modo per diffondere il più possibile il proprio "logo" attaccandolo in ogni dove per aumentare la propria notorietà; per altri street artists invece, rappresenta una vera e propria ricerca artistica.

Nella tecnica dello sticker le iconografie sono molto varie, ma un tema particolarmente amato ed esplorato dagli street artists che adottano questo linguaggio espressivo, riguarda le creature fantastiche, aliene e sovrumane.

Esistono poi altre tipologie di stickers, che nell'ambito del contesto pubblico determinano intenzionalmente confusione, senso di straniamento, sospetto in chi osserva, utilizzando  fintamente il linguaggio della burocrazia o dei cartelli di obbligo o divieto.

La tecnica dello sticker è infine particolarmente adatto ad un accumulo indistinto su pali della luce, cabine telefoniche (quando esistevano ancora), cassette postali, centraline stradali delle fibra telefonica, e altri oggetti similari, che in tal modo si trasformano in discutibili mostre collettive radunate in spazi minimi.


Il Murales



Il murales, opera pittorica su muro, a differenza delle tre tecniche di Street Art appena esaminate, è la tecnica per eccellenza di produzione di un pezzo unico di grandi dimensioni. 

E' anche vero che pure il murales potrebbe essere riprodotto più volte, attraverso per esempio il metodo dello spolvero: cioè mediante un disegno su carta, bucherellato lungo tutta la sua linea di contorno, e poi trasposto in muro con l'utilizzo di un tampone intriso di pigmento nero o seppia in polvere. Agendo in tal modo, cioè "spolverando" attraverso i buchi del disegno, la linea di contorno bucherellata delinea il soggetto sul muro.

Questo metodo, ripetuto più volte in luoghi differenti, potrebbe portare ad ottenere opere simili, ma magari realizzate con soluzioni e colori finali differenti.

I dipinti murali conosciuti come murales, puntano però in genere all'unicità e alla grandiosità di realizzazione, ottenuta con la grande dimensione che arriva a volte a coprire interi palazzi.  

La tecnica di realizzazione di un murales prevede l'impiego di scale, trabattelli, bracci meccanici, impalcature e pennelli collegati a bracci telescopici, data la dimensione del luogo in cui vengono realizzati.



L'Installazione



Le tecniche che abbiamo visto utilizzate dagli artisti della Street Art, cioè stencil, poster, sticker e murales, possono essere riassunte e raggruppate sotto un termine più generale di "Installazioni urbane" o Urban Art.

A tale concetto di Urban art possiamo sicuramente associare i lavori di quegli street artists che intervengono sull'arredo o sugli oggetti urbani quali i cartelli stradali, semafori, pali della luce e i cavi della corrente, oppure le centraline telefoniche e altri elementi di utilità urbana.

Tutti questi oggetti, utilizzati per i loro scopi: decontestualizzati , integrati e/o modificati, servono agli street artists che li impiegano, inglobandoli nelle loro opere, per comunicare qualcosa di diverso dalla normale funzione che queste cose avrebbero nella vita quotidiana.

Questi oggetti fanno cioè da contorno e da supporto al mondo che essi intendono ricreare attraverso la loro arte. 

La tecnica dell'installazione urbana prevede pertanto l'utilizzo di modellini, piccole sculture applicate nel contesto urbano, piastrelle, miniature, abiti e scarpe rivisitati ed utilizzati per creare l'illusione del reale, fantocci, grate di ferro, piccoli pupazzi, televisori non più funzionanti, elettrodomestici trovati abbandonati in strada, blocchi di cemento, disegni realistici e iperrealistici, e tanto altro ancora.



Gli Extra muros:  la Street Art entra al museo


Come più volte abbiamo sottolineato, la Street Art nasce e si sviluppa soprattutto come arte nella strada, sul muro o comunque su oggetti del contesto urbano. 

Da pratica illegale, legata ai bassifondi urbani, il writing evolve divenendo a tutti gli effetti prima "Graffiti Art" e poi un movimento artistico ben definito, che oggi conosciamo con il nome di Street Art

Questa evoluzione, legata alla consapevolezza da parte degli street artist, di operare nell'ambito dell'arte e non più (o non solo) in quello di una subcultura, spesso autoreferenziale, porta molti writers ad aspirare a un pubblico riconoscimento.

Ecco che allora dall'operare in modo illegale assistiamo alla creazione di opere in luoghi appositamente dedicati all'arte su muro della contemporaneità. Pioneristico in tal senso è lo spazio artistico Fashion Moda situato nel Bronx (New York) che dal 1979 ha iniziato ad operare offrendo uno spazio specifico per gli street artists.

L'anno successivo, nel 1980, si tenne il primo graffiti show al quale parteciparono alcuni writers i cui nomi successivamente divennero molto noti: Crash, Futura e Lady Pink per citarne alcuni. Questi writers, in quell'occasione realizzarono sia opere su muro che su tela.

La superficie del muro non è più, quindi, il solo luogo adatto a questa nuova arte emergente, e la strada non rappresenta più la sola occasione di possibile visibilità . 




GLI STREET ARTIST FAMOSI: QUALI SONO I LORO NOMI?


GLI STREET ARTIST INTERNAZIONALI PIU' FAMOSI 



Tra gli astesignani creatori della attuale Street Art, un posto di primo piano spetta senz'altro all'artista parigino Blek le Rat, attivo sin dagli anni Ottanta con la tecnica dello stecil.

Formatosi presso l'Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Art, questo artista si interessa al writing  dopo un viaggio nel 1971 a New York. Successivamente invece, in occasione di un viaggio in  Italia, scopre lo stencil, osservando alcune raffigurazioni di Mussolini risalenti alla seconda guerra mondiale. 

Con la tecnica dello stencil questo street artist raffigura e riproduce velocemente in decine di esemplari,  topi (da qui il suo nome d'arte) tappezzando Parigi. Oltre ai topi, Blek le Rat passa poi a raffigurare figure umane a grandezza naturale, che ancora oggi fanno parte del suo peculiare messaggio artistico.

Nel 1991 viene arrestato dalla polizia parigina mentre cerca di attaccare agli Champs-Elysées uno stencil raffigurante una Madonna col bambino di Caravaggio, ed è in seguito a questo episodio che prende coscienza di voler rendere la propria opera meno invasiva, passando dallo stencil spruzzato con le vernici su muro, a quello su carta, poi applicata su muro, con caratteristiche quindi più ecologiche e di minor danno alla cosa pubblica.

Alla tecnica dello stencil è legata anche l'opera di un altro famoso street artists, conosciuto a livello internazionale: l'inglese Banksy

Nato a Bristol di lui si sa molto poco, al punto che questo suo mantenere l'anonimato, suscita intorno alla sua figura artistica un notevole interesse. 

A partire dagli anni Novanta Banksy inizia a produrre stencil caratterizzati dal forte realismo e caricati di significato politico o sociale, in ogni caso prendendo posizione in senso anti-capitalistico e antiautoritario.

Famosi sono alcuni suoi lavori quali la Monna Lisa di Leonardo con un lanciarazzi alle spalle, oppure la famosissima bambina che vola sorretta da un palloncino rosso. 

Alla sua figura artistica avvolta nel mistero è dedicato un film-documentario intitolato Exit throught the gift shop del 2010, in parte realizzato dallo stesso Banksy coinvolgendo altri street artists molto noti quali Fairey, Invader ed altri.

Altri artisti della Street Art molto famosi a livello internazionale, che adottano la tecnica dello stencil sono tra gli altri:  Btoy (Spagna), Anders Gjennestad (Norvegia), Levalet (Francia), Icy and Sot (Iran), Bs.As. Stancil (collettivo di artisti argentino), Logan Hicks (Stati Uniti), il francese C215 il cui lavoro consiste nel ritrarre la gente che popola le periferie di tutto il mondo, o il canadese Roadsworth che ama modificare la segnaletica stradale variandola con ironia dall'originale.


Lo street artist  più famoso per la tecnica del poster, di cui è protagonista indiscusso  è senz'altro Shepard Fairey noto anche col nome di "Obey", e conosciuto in particolar modo per il famoso poster con il volto colorato del Presidente degli Stati Uniti Obama dal titolo "The Barak Obama Hope poster" (2008), che ha avuto persino un ruolo attivo ai fini della sua elezione alla presidenza.


Una donna street artisti famosa che ha fatto invece della tecnica dello sticker il proprio mezzo di comunicazione artistica è ad esempio la francese Mamzelle Mamath che realizza creature di fantasia impreziosite da un gusto retrò.


Tra gli street artists conosciuti a livello internazionale che operano nell'ambito del murales possiamo citare il greco iNO, la cui opera è caratterizzata da un classicismo a tratti surreale con tonalità spesso monocrome, il francese MTO e lo spagnolo Mesa che realizzano stupefacenti murales iperrealisti oppure i gemelli brasiliani Os Gémeos i cui soggetti affondano le radici nella figurazione dell'America Latina da cui provengono. 

Possiamo inoltre citare (ma l'elenco sarebbe probabilmente molto più lungo) altri street artists che hanno fotto del murales il loro linguaggio prediletto: Barry mcGee, Bastardilla, Sam3, D*Face, Eduardo Kobra, Pasha 183, Ruben Sanchez, Miss Van, Gonzalo Borondo e molti altri ancora.

Tra i famosi street artists che hanno fatto dell'installazione urbana il loro linguaggio peculiare possiamo menzionare ad esempio il collettivo francese Space Invader, che dalla fine degli anni Novanta realizza a mosaico i celebri mostri alieni dell'omonimo videogames.

Tra gli autori di installazioni urbane particolarmente significative abbiamo anche il lavoro dell'americano Mark Jenkins che utilizza (e modifica) cartelli stradali oppure realizza gonfiabili in plastica da inserire nel contesto urbano.

Anche l'americano Dan Witz, da anni riempie le strade metropolitane con istallazioni costituite da grate metalliche dalle quali sembrano affacciarsi relitti umani, mentre meno inquietanti e più umoristiche son  le micro-sculture dell'olandese Isaac Cordal oppure del belga Plug che accanto agli elettrodomestici che trova abbandonati per strada, dipinge una presa di corrente molto convincente,  realizzata con la bomboletta spray.

Il tedesco Evol, realizza città in miniatura partendo da blocchi di cemento o centraline telefoniche trovati per strada, infine il francese OakOak interviene con ironia su semafori o sui tombini della fognatura.




I PIU' FAMOSI STREET ARTISTS ITALIANI



Del movimento artistico emergente oltre oceano e di tutto il suo fermento creativo, in Italia si ebbe notizia solo ai primi anni Ottanta per merito del reportage di Francesca Alinovi per "Flash Art", e grazie alla mostra Arte di frontiera organizzata a Bologna nel 1984.

Sarà però solo negli anni Novanta che il writing metropolitano si diffonderà pienamente ed in maniera matura anche in Italia.

Tra gli Street Artists più famosi in Italia possiamo citare Blu, consacrato nel 2011 da Tristan Manco, uno dei massimi conoscitori di Street Art, sulle pagine del "Guardian" come uno dei dieci migliori street artists del mondo.

Un altro artista annoverato tra i massimi street artists italiani è Ericailcane, che come Blu (e molto spesso assieme a Blu) realizza enormi murales caratterizzati da inquietanti iconografie.

Tra gli stickers (cioè gli street artist che fanno della tecnica dello sticker  - cioè l'adesivo - il loro medium artistico) possiamo citare due coppie artistiche italiane, molto note anche a livello internazionale: Microbo e Bo 130, e la coppia Cuoghi-Corsello, quest'ultimi attivi sin dagli anni Novanta a Bologna e molto conosciuti per la loro celebre ochetta Pea Brain, riprodotta anche in enormi murales o al contrario realizzata attraverso sticker artigianali o moltiplicati a stencil su etichette adesive a basso costo.

Altri stickers italiani noti sono tra gli altri: El Euro, Santy, e Edoardo de Falchi noto sin dalla seconda metà degli anni Novanta per i suoi finti avvisi quali: "Attenzione questo apparecchio è stato sabotato" oppure "Premere qui con forza" attaccati a bancomat o a cabine telefoniche, utilizzando quindi quel linguaggio della burocrazia di cui parlavamo più sopra a proposito della tecnica utilizzata dagli stickers.

Altri street artists italiani degni di nota (anche se l'elenco sarebbe molto probabilmente più lungo) sono Dem, Mr. Vany (che è uno degli storici writers della prima ora in Italia) Agostino Iacurci, Laurina Paperina (una delle poche street artist ad aver compiuto il percorso inverso: dall'arte ufficiale alla Street Art) poi possiamo citare Alice Pasquini e Ozmo, importante personaggio della Street Art milanese sin dalle origini e le cui opere sono caratterizzate da un forte simbolismo, a volte anche religioso.

Un altro street artist milanese conosciuto a livello internazionale è Abominevole, le cui opere sono costituite da grandi poster-ritratto, così come il romano JB Rock, il cui lavoro è riconoscibile dal soggetto di enormi mani-artiglio.

Tra gli italiani autori di stencil più significativi citiamo Lucamaleonte, Orticanoodles e la coppia di artisti Sten & Lex che realizzano stencil e poster di enormi dimensioni.

Anche nel caso degli street artists italiani, come per quelli internazionali, la lista dei nomi di artisti interessanti e significativi sarebbe molto più ampia, e ci riserviamo quindi, di poterla ampliare in futuro.



BIBLIOGRAFIA:

- ARTeDOSSIER - STREET ART Duccio Dogheria - Edizioni GIUNTI

Continua a navigare approfondendo la pittura su muro con l'articolo: COME MICHELANGELO HA DIPINTO IL GIUDIZIO UNIVERSALE


Prossimo articolo in uscita di approfondimento: HARING & BASQUIAT


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