venerdì 12 febbraio 2021

COME FARE UN DISEGNO A SCHIZZO

Che cosa si intende per schizzo? Qual' è lo scopo di questa particolare tipologia di disegno che, essendo immediato e veloce,  è costituito da pochi sintetici tratti di matita, carboncino, pennarello, acquarello o altra tecnica? 

Vediamo in che che cosa consiste il disegno a schizzo, come utilizzarlo, e quali risultati possiamo ottenere attraverso esso.


IL DISEGNO A SCHIZZO - BLOG ARTISTAH24
Pennarelli su carta - Cinzia Busto - due bambine abbracciate



Nell'ambito della tecnica più generale del disegno, lo schizzo rappresenta un rapido appunto composto da segni veloci e liberi, con i quali si fissa su carta un'idea, una visione momentanea, come pure un appunto visuale o un'immagine mentale, che si vuole ricordare.

E' proprio la sua caratteristica di "appunto mnemonico" utile a fissare con poche macchie a chiaroscuro, pochi segni sensibili a matita, o qualche campitura con i pennarelli, che pone lo schizzo all'inizio del processo artistico-creativo differenziandolo dall'abbozzo che invece è una prima realizzazione di insieme, ancora incompiuta di un'opera d'arte da svilupparsi partendo da esso.

Addentriamoci quindi, più in dettaglio, nel mondo del disegno a schizzo.


CHE COS'E' LO SCHIZZO


Lo schizzo corrisponde all'espressione più diretta del pensiero dell'autore. Si tratta cioè, di un pensiero disegnato trasferito sulla carta, sia esso un pensiero derivante dall'osservazione di un dato reale, come pure di uno spunto solo immaginato e "visto" nella nostra mente.

Lo schizzo, data la rapidità di realizzazione, è lo strumento più idoneo ed immediato, per compiere l'operazione di visualizzazione di un'idea.

Ecco quindi che gli schizzi sono spesso molto piccoli, eseguiti di sovente su taccuini o album da disegno tascabili (mentre l'abbozzo molte volte è eseguito su fogli o superfici di dimensione maggiore, spesso pari all'opera finita), e sono caratterizzati dalla rapidità dei segni, spesso sovrapposti, riscritti ed intrecciati tra loro, a testimonianza della ricerca di una soluzione non ancora ben chiara e definita, ma che proprio attraverso un piccolo disegno schizzato potrà trovare la sua forma.

La moltitudine di segni, e la sua indefinitezza, è ciò che rende lo schizzo particolarmente affascinante ed espressivo. La fluidità dei segni,  freschi ed immediati, sono inoltre testimonianza diretta della personalità del suo autore; un veicolo diretto che lega la visione dell'artista alla realtà, un ponte tra l'invenzione dell'autore e l'opera finita.


LO SCHIZZO DI UN SOGGETTO


Quando si parla di schizzo, di abbozzo, di idea resa visibile attraverso un veloce disegno, sorge spontaneo chiedersi sino a che punto questo disegno sia poi legato all'opera definitiva, o se invece, esso possa avere una sua vita propria, con un suo valore in quanto espressione di una visione interiore suggerita dalla realtà o dalla fantasia.

Il maestro Leonardo da Vinci, scrive a proposito dello schizzo, nel suo trattato della pittura:

"O tu, componitore delle istorie, che t'interverrà come a molti e vari pittori intervenir suole, i quali vogliono che ogni minimo segno di carbone sia valido."

 

Questa frase di Leonardo è di straordinaria modernità, difatti l'invito del maestro è quello di non tracciare con segni netti i contorni delle figure o di tracciarne i rapporti con troppa precisione, ma semmai di lasciar solo intuire all'osservatore, attraverso una certa indeterminatezza propria dello schizzo, l'immagine del soggetto. Creare cioè un disegno "non finito".

Leonardo invita inoltre i pittori a guardare con molta attenzione il soggetto, prima di accingersi a disegnarlo e a costruirsi un'immagine mentale per poi, in un momento successivo, schizzarla con una linea espressiva e con un chiaroscuro che suggeriscano luce e ombra, ottenendo un disegno schizzato vibrato dall'immediatezza dell'intuizione. 


Leggi anche: Leonardo da Vinci - Il trattato della pittura


Nel contemporaneo, il gusto per l'indefinito, per il suggerito, il "non finito" è oramai ampiamente apprezzato, e persino la critica, afferma Gaspare De Fiore nel suo corso di  disegno, ha rifiutato di considerare lo schizzo, come qualitativamente inferiore all'opera definitiva.

Inoltre, la caratteristica propria del disegno a schizzo, di suggerire l'immagine senza però completarla, lasciando in tal modo il compito all'osservatore di portare a compimento ciò che sta guardando, coinvolge una delle caratteristiche più importanti del disegno.

Se per esempio, osserviamo il disegno schizzato (o anche più sviluppato), di una testa d'uomo, non veniamo minimamente turbati dal fatto che a quella testa manchi il corpo; e nemmeno che sia priva del colore che invece nella realtà ha.   

Guardando quel disegno, siamo talmente affascinati dalla magia del segno di matita o di carboncino, che accettiamo la testa, così com'è, nella sua parzialità rispetto ad un corpo completo reale, ma nella sua completezza offerta dal disegno o dallo schizzo.

Attraverso il disegno, seppur solo schizzato, riusciamo comunque a percepire e completare quella testa, immaginandola posizionata sul suo corpo, con i colori tipici di un personaggio vivo, partecipando così alla creazione dell'immagine completa.

Naturalmente la capacità artistica dell'autore del disegno o dello schizzo ha un ruolo determinante in questo processo creativo; la sua perizia nel rendere i volumi con il chiaroscuro, oppure mediante un semplice tratto tracciato sulla carta, ci condurrà verso questa magia.

Scrisse lo storico dell'arte Heinrich Wolfflin (1865-1945):

"Facendo uno schizzo il pittore getta il primo fuoco del suo pensiero, si abbandona a se stesso, si mostra quale è..."

 

Anche un grande critico francese, il conte di Caylus tentò di definire le ragioni per cui egli, preferiva un rapido schizzo non finito, il semplice accenno ad una immagine, affermando che è sempre lusinghiero sentirsi   "addentro alle cose segrete".

Ed è forse proprio attraverso un rapido schizzo che noi riusciamo ad esprimere la parte più segreta di noi, del nostro disegno e del soggetto che stiamo rappresentando.


Ti potrebbe interessare anche l'articolo : I materiali e il metodo di disegno


IMPARIAMO A SCHIZZARE


Con gli schizzi possiamo rappresentare qualunque soggetto, fissandolo su carta per i nostri scopi artistici,  ad esempio:

  • le prime idee per disegnare un paesaggio, urbano o naturale
  • i primi tratti di una figura colta in un certo atteggiamento oppure di un ritratto
  • il disegno che illustri un racconto
  • il disegno di una scenografia
  • studi di nudo o anatomia artistica dal vero o da statue
  • studi anatomici di animali
  • appunti riferiti ad una propria visione del mondo partendo dalla fantasia
  • studi di piante, fiori, ortaggi, frutta
Per imparare a schizzare, disegnando quindi molto rapidamente e sintetizzando il soggetto con pochi ma efficaci tratti, occorre seguire alcuni passaggi fondamentali:

  1. Avere bene in mente in modo chiaro ciò che vorremmo disegnare, sia che si tratti di un disegno dal vero, che proveniente da un'idea; per fare questo bisogna osservare con attenzione il "vero", mentre se si tratta di un'idea, ed essa in genere si definisce proprio disegnandola, dobbiamo prima aver pensato ad essa con sufficiente chiarezza, per poi disegnarla rendendola concreta e disponibile a tutti.
  2. Conoscere bene la tecnica da usare, in modo tale di non doverci preoccupare di come, ma solo di cosa disegnare.
  3. Abituarsi a vedere in sintesi, per masse, per linee principali, magari socchiudendo leggermente gli occhi, in modo tale da eliminare i troppi dettagli del reale, che nel disegno risulterebbero superflui.
I temi su cui esercitarsi a schizzare sono infiniti, e vanno dalla nostra fantasia al mondo  che ci circonda, spesso unendosi tra loro. Proviamo quindi a precisarne qualcuno ; lo schizzo di un paesaggio, di una figura, di un ritratto o di un oggetto.

Segui nei prossimi articoli, l'approfondimento di questi argomenti.


Il successivo: LO SCHIZZO DI UN PAESAGGIO



Approfondisci con l'articolo: IL TACCUINO DEL PITTORE


Bibliografia:

DIPINGERE - Corso di pittura e disegno di Gaspare De Fiore - Fabbri Editori


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